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Puntata dell’8 Ottobre

Riparte il Mav&Rick Cafè, ogni martedì dalle 22.00 alle 23.00 e in replica il mercoledì alle 13.00
Per aprire alla grande la nuova stagione vengono a trovarci i TreZZ Locos tribute band degli ZZ Top.Max, Roberto e Fabio ci raccontano del loro incontro e della loro passione per il rock classico.
Facciamo un viaggio nel sud degli stati uniti nella tipica iconografia del rock&roll fatto di chitarre, auto fiammanti e donne bellissime.

I Trezz Locos suoneranno a Fadalto in occasione dei vent’anni del motoclub Fadalten sabato 12 ottobre alle 22.00.
Se volete seguirli poi potete trovarl alla pagina facebook:
e su youtube in un video di presentazione:

Ma per omaggiare il cinema, argomento principale del nostro programma e grande passione di Max, mentore cinematografico del nostro Enrico, vi proponiamo il video della colonna sonora di Ritorno al Futuro

Vi aspettiamo la prossima settimana con degli Hip Hopspiti 😉
Link

Mav&rick Cafè Lake edition

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Mav&rick Cafè Lake edition

Cari ascoltatori,

ci siamo fatti vedere poco sul blog, ma se ci avete seguito on line sapete benissimo che è finito da poco il nostro impegno radiofonico.

Just in case you missed it troverete al link le puntate in streaming in cui abbiamo seguito il LagoFilmFest.

A breve saranno disponibili anche le interviste registrate durante “I cortili dell’Arte” a Fratta di Tarzo… stay tuned!

RESISTENZA CULTURALE

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Vi aspettiamo tutti!

e se proprio siete distanti, ascoltateci in diretta! http://www.viviradio.it

ZERO ZERO ZERO

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Faccio parte della schiera di quelli che non hanno letto Gomorra, anzi ho sempre pensato che non avrei potuto affrontare tre-quattrocento pagine di indagine giornalistica, ma questo zero zero zero mi è piaciuto. Anche se non è appropriato dire che questo libro piaccia o non piaccia, perché in sostanza è un po’ come la verità che ti arriva addosso, come andare a sbattere contro un muro, un po’ come togliere la confezione da mulino bianco al mondo e constatare che non esiste il caso, che certe cose accadono per motivi ben precisi, che le dinamiche criminali sono più vicine a noi di quanto pensiamo, non può piacere o non piacere; può interessarvi, sconvolgervi oppure semplicemente volete chiudere gli occhi e non vedere. Saviano si tuffa nell’abisso della cocaina e ci racconta dei grandi cartelli messicani, della Colombia, degli eserciti privati, degli omicidi più cruenti, dei grandi boss (uomini e donne), dei broker, delle rotte, dei carichi, dei trasportatori, di quelli che fanno il doppio gioco, delle grandi associazioni a delinquere, siano la mafia italiana o quella russa, delle implicazioni politiche, delle derive nella cronaca (vedi il caso Gambirasio), di chi cerca di smascherare la realtà e sventare il crimine…
Ecco personalmente non trovo S. un grande narratore, in certe parti si perde, lascia i discorsi in sospeso, passa da un fatto all’altro come si fa in un discorso faccia a faccia, più che in un libro, e questo può penalizzare un po’ la lettura, nel senso classico del termine, ma queste storie, queste verità vi attrarranno sempre più, come in un vortice. Saranno sempre di più le storie che vorrete sapere, la verità che vorrete svelare. La coca è una lente per guardare la realtà…Da dieci e lode l’introduzione: farà si che vi guardiate attorno con sospetto, ma un po’ più consapevolmente…

Puntata del 9 maggio

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Cari ascoltatori, ma soprattutto cari amici di Viviradio, indossate gli occhiali da sole che oggi vi portiamo su “La Croisette”: parliamo del Festival di Cannes.
Dalla giuria presieduta da Stephen Spielberg, ai film in concorso a quelli fuori concorso.
Ci lanciamo nella lettura di un pezzettino de “Il Grande Gatzby” nuovo film di Buz Luhrman che va ad aprire coi fuochi d’artificio la manifestazione.
Ma i nostri occhi sono tutti per Alexander Payne , Nicholas Winding Refn  e Paolo Sorrentino, già premiato a Cannes per “Il Divo” il film sulla vita di Andreotti.
Nella sezione “Un certain regard” esordisce Valeria Golino che porta a Cannes il suo primo film “Miele” con Jasmine Trinca  e Sophia Coppola porta il film “The bling ring”, ispirato a una gang di ventenni americani che faceva razzie nelle ville delle stars, vittime preferite Paris Hilton, Orlando Bloom, Lindsay Lohan, Rachel Bilson, e poi pubblicavano sul web video e foto con la refurtiva, vestiti e gioielli. Dovremo però aspettare fino a settembre per vederlo in Italia.
Concludiamo con Zero Zero Zero il nuovo libro di Roberto Saviano.
Alla prossima settimana e ricordate che il 17 maggio saremo in diretta dal Careni per seguire “Resistenza Culturale 2” la joint venture tra Viviradio, Associazione Culturale Careni e Lago Film Festival.

UN GIORNO DEVI ANDARE

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Un giorno devi andare già mi aveva colpito per la sintassi, ho pensato subito ” Ma che razza di titolo è?”. Pensavo, ma perché poi scritto così? Potrai scrivere un giorno andrai, o un giorno dovrai andare; pensavo quasi “ma guarda questo che non sa neanche scrivere”. Invece no, l’accento va proprio sul quel “devi”. Imperativo, un giorno DEVI andare. Come a dire, puoi fare quello che vuoi, vivere la tua vita, ma un giorno affronterai il discorso e sentirai troppo forte il dovere di andare.

Così Giorgio diritti ci racconta la storia di Augusta, il film parte in medias res, la vediamo sbarcare sulla riva di un fiume con delle gabbie di polli in mano e le all-star che affondano nel pantano della riva, è accompagnata da un’anziana signora con i corti capelli candidi, una suora che naviga il fiume e porta il vangelo alle tribù che vivono nella foresta. Mano a mano che il racconto si dipana capiamo perché Augusta si trovi lì e cosa stia cercando. Il suo percorso la porterà a staccarsi dalla suora missionaria e a vivere nelle palafitte di Manaus, a integrarsi in quella comunità, a sperimentare la durezza della povertà, la crudeltà delle favelas nonostante i sorrisi, perché è questo che colpisce Augusta del Brasile: sia nella foresta che in mezzo ai rifiuti di una baraccopoli le persone sorridono anche senza volerti vendere nulla. Alla fine si allontanerà anche dalle palafitte e affronterà la sua ricerca in solitudine risalendo il fiume.

Indipendentemente dalla storia e dal vostro punto di vista (fuori dalla sala ho sentito persone discutere sul ruolo della chiesa e delle missioni) questo è un film che parla della ricerca di sé e della vita, di cosa vuol dire nascere dalla parte giusta/sbagliata della barricata, confronta le civiltà. Ad esempio a me è piaciuta in particolare una scena in cui, una ragazza delle “favelas” amica di Augusta viene portata in Italia e conosce la famiglia di lei -madre e nonna- e mentre è in ospedale a vegliare la nonna, la donna nel letto accanto muore e lei recita una preghiera molto commovente, che va a sintetizzare la religiosità umana, che non conosce nomi di divinità, ma concilia il bisogno di unire l’anima e il corpo nella pratica della vita.

Giorgio Diritti lo conoscevo già per “Il vento fa il suo giro” (notevole) ma in questo film, tocca vette altissime. La maestosità del paesaggio, la sua regia mai lenta, il taglio, il suo raccontare, i monologhi interiori sempre al momento giusto e in equilibrio con le azioni, il suo saper rendere il paesaggio e l’ambiente protagonisti e non sfondi, la fotografia, la colonna sonora, rendono questo davvero un grande film. Magari non arriverete mai a piangere -non è l’intento del racconto commuovere facilmente- ma il racconto è talmente sensibile, privo di intento polemico (pur mostrando tutti i lati delle cose), appropriato ed equilibrato che vale davvero la visione. Meriterebbe dei premi e non pochi.

Treno di notte per Lisbona

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Un Jeremy Irons notevolmente invecchiato e imbruttito apre il film salvando una donna che vuole gettarsi da un ponte. La donna poi sparisce, l’uomo -professore di filosofia- trova nel cappotto di lei un libro portoghese e un biglietto del treno per Lisbona. Catturato dalle parole del libro sale d’impulso sul treno e va a caccia di quella storia; scoprirà così le vicende di alcuni personaggi coinvolti nella rivoluzione contro Salazar e in particolare di Amedeu, il giovane e profondo narratore.
Pur essendo un thriller/noir filosofico, la trama non è particolarmente originale e non riserva eclatanti colpi di scena, ma ci sono storie di tortura e guerra, molto umane e molto ben narrate, i protagonisti sono misurati, perfetti nelle loro parti, ma forse un po’ troppo internazionali e non particolarmente identificabili come portoghesi… Adattamento cinematografico di un omonimo bestseller mitteleuropeo, Treno di notte per Lisbona è un film ben fatto che si guarda volentieri, ma scivola in alcuni punti nella noia…

APOCALYPSE

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La travolgente simpatia di Giuseppe Giacobazzi approda a Conegliano e invade il teatro Accademia che domenica 14 aprile 2013 si è riempito di persone accorse ad ascoltare Apocalypse, il nuovo monologo teatrale del comico romagnolo.

Apocalypse è il terzo spettacolo dell’ex-comico di Zelig, dopo Una vita da pavura (2010) e Com’era (2011) ed ha consolidato l’affetto del pubblico per questo ragazzo dell’Emilia che con il suo sorriso aperto e la sua parlata affabile e coinvolgente ha saputo conquistare grandi e piccini.

Per l’occasione Andrea Sasdelli (questo il suo vero nome) si è concesso ai microfoni di Viviradio e ci ha raccontato che lo spunto per Apocalypse proviene dal significato riposto nell’etimologia del nome stesso: togliere il velo. Giacobazzi non è un profeta di sventure e nemmeno un escatologico pessimista, bensì un “poveta romagnolo vinificatore”(come lui stesso si è definito), un comico spontaneo e genuino la cui ironia prende le mosse dalla quotidianità, dalle situazioni più classicamente italiane, dai nostri modi di pensare e di comportarci e, soprattutto, dal nostro rapporto con l’altro sesso. Mettendo in gioco anche la sua personale esperienza di vita, Giacobazzi intrattiene il pubblico per quasi due ore, senza annoiare e senza volgarità.

Il teatro è il suo veicolo d’espressione preferito e, ricordando la bellissima esperienza di Zelig, cominciata diversi anni fa accanto a comici come Checco Zalone, Giacobazzi sottolinea la differenza tra i pochi minuti concessi dalla televisione rispetto alla libertà del palcoscenico. Nessuna piattaforma di lancio è universale ed efficace quanto quella di Zelig ma esibirsi sulle assi del teatro di fronte al pubblico produce emozioni molto più intense. Tanto che Giacobazzi sta già pensando al prossimo spettacolo che verterà sulla famiglia e, in particolare sui figli, visto che il comico romagnolo è da poco diventato papà.

In attesa di questo suo nuovo lavoro, Giuseppe Giacobazzi sarà ad Udine il 12 maggio con Apocalypse, per cui correte a vederlo!

Parola di Mav&Rick Cafè!

HITCHCOCK

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Voto: 8

Non lo si poteva intitolare semplicemente PSYCHO, anche se è vero che non è la biografia di HITCHCOCK. E’ più un “film sul film” che coglie l’occasione per parlare del regista e dell’uomo. Il dietro le quinte della realizzazione di uno dei thriller (perchè definirlo horror è una bassezza) più celebri della storia del cinema è un film in sè: sentimenti violenti, pulsioni, rabbia, desiderio di libertà, c’è un pò di tutto questo nel modo in cui l’uomo Hitchcock ha affrontato il suo lavoro più celebre.
In crisi di idee, Hitchcock va alla ricerca di qualcosa di diverso, di sperimentale e pulsante e si spinge così a fondo da mettere in gioco sè stesso, il suo equilibrio, la sua prosperità economica, la relazione con la moglie.
Man mano che si procede nell’iter realizzativo si impara qualcosa di più intimo sull’umanità nascosta dietro la macchina da presa: aneddoti e particolarità che fanno emergere anche la grande donna che si nasconde dietro ogni grande uomo.
Helen Mirren è Alma, la consorte di Hitchcock, in una delle sue interpretazioni più belle ed è curioso come a calarsi negli abbondanti panni di Alfred sia l’ex-hannibal Lecter, Anthony Hopkins. E’ magistrale la sua rappresentazione del maestro della suspence, in tutte le sue sfaccettature, dalla più umana alla più caricaturiale. Hopkins dà il meglio di sè (peccato non aver avuto una nomination agli oscar…) e il film forse fa vedere il meglio di “Hitch”. (Enrico)

 

PERSEPOLIS

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Marjane Satrapi pubblicò in Francia tra il 2000 e il 2004 la storia della sua adolescenza tra l’Iran e l’Europa sottoforma di fumetti, ma il successo dell’opera ha valicato i confini e l’opera è stata tradotta in moltissime lingue.

Nel 2007 assieme a Vincent Paronnaud, fumettista noto sotto lo pseudonimo di Winshluss, ha deciso di portare sul grande schermo il suo romanzo a fumetti. Il film è volutamente retrò, quasi completamente in bianco e nero, sviluppato con un’animazione essenziale fedele ai tratti del fumetto, ed è proprio questa semplicità che lo rende così delicato e poetico. Come rimane sempre poetico ed estremamente commovente il racconto della vita di Marji che a nove anni assiste alla rivoluzione nel suo paese, al rovesciamento dello Scià, all’ascesa al potere del regime islamico e poi alla guerra contro l’Iraq. Marji è una ragazzina sveglia, che porta le scarpe da basket e ascolta musica rock, vive in una famiglia progressista e vanta un albero genealogico di tutto rispetto: nonno appartenente alla famiglia reale, zio rivoluzionario. Sarà proprio questi a raccontargli tutta la sua storia affinché non vada perduta. Il film è popolato di personaggi assolutamente affascinanti, oltre alla stessa Marjane acuta, impulsiva e sensibile, c’è la madre, colta e forte, il padre nettamente in contrasto con i personaggi maschili del regime: ottusi, ignoranti e corrotti. La nonna, che sprona Marjane ad essere sempre coerente e fiera di stessa, a rimanere integra, a non scordare le proprie radici. Nonna che, per profumarsi, nasconde dei fiori di gelsomino nel reggiseno che cadono a formare una nevicata suggestiva quando si spoglia, regalando allo spettatore forse uno dei momenti più affettuosi e delicati del film. Così la Satrapi ci racconta la storia dell’evoluzione di un paese attraverso gli occhi di una ragazzina intelligente e indipendente, che legge montagne di libri per capirne di più, a cui il velo va stretto, che sperimenta la perdita della libertà, degli amici e in fine della propria patria, quando i suoi genitori decideranno di farle proseguire la sua istruzione in Europa, ritenendo l’Iran un paese troppo pericoloso per il suo bisogno di indipendenza. Una ragazzina che pagherà a caro prezzo l’integrazione in un paese straniero e si ritroverà straniera in patria.

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Riportiamo alcune domande dell’intervista a Marjane Satrapi in occasione dell’uscita del film:

Qual è stato il momento più bello di tutta questa esperienza?

La prima proiezione per tutta la troupe, in un cinema degli Champs-Elysées. Alla fine ero in lacrime, come tutti gli altri.

L’Iran è ancora oggi sulle prime pagine dei giornali. Anche se vorrebbe che il film avesse un carattere universale, non può impedire alla gente di vederlo in questa luce…

Vero. Anche se ai miei occhi, la parte più esotica della storia si svolge a Vienna. Il film non dà giudizi, non dice “questo è giusto, questo è sbagliato”, illustra solo i tanti risvolti di una situazione. Non è un film orientato politicamente, che vuole schierarsi. E’ prima di tutto e soprattutto un film che racconta il mio amore per la mia famiglia. Comunque, se il pubblico occidentale imparerà a considerare gli iraniani esseri umani come tutti gli altri, e non nozioni astratte come “fondamentalisti islamici”, “terroristi” o “l’Asse del Male”, allora sentirò di aver fatto qualcosa di buono. Non dimentichiamo che le prime vittime del fondamentalismo sono gli stessi iraniani.

Le manca l’Iran?

Ma certo. E’ il mio paese e lo sarà sempre.  Se fossi un uomo, direi che l’Iran è mia madre, e la Francia mia moglie. Ovviamente, non posso dimenticare tutti gli anni in cui mi sono svegliata guardando una montagna innevata alta più di cinquemila metri, che dominava Teheran e la mia vita. E’ difficile pensare che non potrò vederla mai più[…] Per rispetto verso quelli che sono rimasti lì, che condividono le mie idee ma non possono esprimerle, troverei inappropriato e di cattivo gusto lamentarmi. Se mi lasciassi andare alla disperazione, avrei perso tutto. Quindi, fino all’ultimo momento, terrò la testa alta e continuerò a ridere, non riusciranno a distruggermi. Finchè sei vivo, puoi protestare e gridare, ma  la risata è l’arma più sovversiva di tutte.